considerazioni sul laboratorio della meditazione...

Nel mio percorso di ricerca ho conosciuto e fatto tesoro della storia di diversi personaggi e sono rimasto affascinato in particolare dal filosofo indiano  Jiddu Krisnamurti, il quale considerava la pratica meditativa come un processo di osservazione del proprio pensiero e invitava ad indagarne la struttura. Si contrapponeva vivacemente ai Guru e santoni con un grosso seguito, che spopolavano negli anni settanta in occidente. Ironico, carismatico rispondeva alle domande con delle domande e affermava: “…. quando l’uomo diventa consapevole del movimento dei propri pensieri, vede la divisione fra pensatore e pensiero, fra osservatore e osservato, fra colui che sperimenta e l’esperienza. Scopre che questa divisione è un’illusione.”

La mia proposta nei laboratori della meditazione prende in considerazione il pensiero di Krisnamurti solo dopo che il panorama delle tecniche del Kundalini Yoga, i principi della coordinazione mente-corpo e i concetti del Sat Nam Rasayan hanno prodotto “stabilità ed equilibrio”. Considero le scuole come dei  catalizzatori da utilizzare ma da cui non dipendere.

Kundalini Yoga. Utilizza sofisticate meditazioni; le posizioni del corpo con specifiche angolazioni inducono una forte stimolazione psicofisica. Velocemente si entra nel silenzio dello stato meditativo.
Coordinazione mente-corpo. Con queste tecniche si scopre la relazione tra finito e infinito; senza trascendere, nello spazio e tempo che ci è dato vivere, sperimentiamo la stabilità data dall’unificazione con i principi dell’universo.
Sat Nam Rasayan. Meditazione curativa, utilizza lo “stato meditativo contemplativo” per ridurre le resistenze che intaccano la salute.

Le tecniche non utilizzate in modo corretto e non abbandonate quando obsolete, diventano un  limite per la nostra intelligenza. Volendo utilizzare una metafora, possiamo pensare di attraversare un fiume a nuoto ma se disponiamo di una barca è molto più comodo e veloce! Giunti sull’altra sponda ce ne liberiamo per continuare il viaggio a piedi, leggeri e senza il peso delle “scuole di pensiero”.

 

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